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Il primo quadro, chiamato “del miracolo del leprotto”, narra l’arrivo del Santo a Greccio da Poggio Bustone e l’incontro con il giovanetto che gli da in regalo un leprotto preso vivo e il miracolo che ne seguì. Il secondo quadro, “S. Francesco alla Cappelletta”, narra il trasferimento del Santo sul monte Lacerone, luogo solitario dove egli amava pregare. Qui si costruì il suo rifugio, oggi chiamato Cappelletta. Il terzo quadro, “ Il lancio del tizzo”, è il momento più suggestivo della rappresentazione. S. Francesco, sollecitato dalla popolazione locale, giunse nell’abitato di Greccio e decise di stabilire la sua dimora nel luogo dove andrà a cadere un tizzo ardente lanciato da un fanciullo, dalla piazza di Greccio. Secondo la tradizione il tizzo andò a cadere nel luogo dove oggi sorge il Santuario Francescano. Il quarto quadro, chiamato “Giovanni Velita a Fonte Colombo”, narra l’incontro tra Giovanni Velita, Signore di Greccio e San Francesco, che si trovava a Fonte Colombo per la stesura della Regola dei Frati Minori. Qui, il Santo esterna il desiderio di rivivere a Greccio la scena della Natività e chiede aiuto al Suo amico Giovanni Velita. Nel quinto quadro, la scena è dominata dagli “Araldi” di Giovanni Velita, che girando per la Valle, annunciano il Natale con la volontà di rivivere la Natività di Cristo Gesù. Nel sesto ed ultimo quadro, chiamato “Rievocazione della Natività”, proprio perché si rivive l’atmosfera della Notte Santa del 1223. Nell’autunno del 1223 Francesco si trovava a Roma in attesa dell’approvazione della Regola definitiva scritta per i suoi frati e presentata al Pontefice Onorio III°. Nello stesso anno ebbe la gioia di avere tra le mani la regola munita di bolla pontificia. Siamo ormai alle porte dell’inverno e un pensiero assillante domina la mente di Francesco: l’avvicinarsi della ricorrenza della nascità del Redentore. Il poverello di Cristo, nella sua innata semplicità si fece audace, e durante l’udienza pontificia, concessagli per lo scopo suddetto, umilmente chiese al Papa la licenza di poter rappresentare la natività. Infatti, dopo il viaggio in Palestina, Francesco, rimasto molto impressionato da quella visita, aveva conservato una speciale predilezione per il Natale e questo luogo di Greccio, come dichiarò lui stesso, gli ricordava emotivamente Behtlemme. Tormentato dal vivo desiderio di dover celebrare quell’anno, nel miglior modo possibile, la nascita del Redentore, giunto a Fonte Colombo, mando subito a chiamare Giovanni Velita, signore di Greccio, e così disse: “Voglio celebrare teco la notte di Natale. Scegli una grotta dove farai costruire una mangiatoia ed ivi condurrai un bove ed un asinello, e cercherai di riprodurre, per quanto è possibile la grotta di Behtlemme! Questo è il mio desiderio, perché voglio vedere, almeno una volta, con i miei occhi, la nascita del Divino infante.” Il cavaliere Velita aveva quindici giorni per preparare quanto Francesco desiderava e tutto ordinò con la massima cura ed “ il giorno della letizia si avvicinò e giunse il tempo dell’esultanza!”. Da più parti, Francesco aveva convocato i frati e tutti gli abitanti di Greccio e dai luoghi più vicini e lontani mossero verso il bosco con torce e ceri luminosi. Giunse infine il Santo di Dio, vede tutto preparato e ne gode. E Greccio fu così la nuova Behtlemme! E narrasi come Francesco vedesse realmente il bambino sulla mangiatoia, scuotersi come da un sonno tanto dolce e venirgli ad accarezzare il volto. Un cavaliere di grande virtù e degno di Fede, il signore “ Giovanni da Greccio” asserì di aver visto quella notte un bellissimo bambinello dormire in quel presepio ed il Santo Padre Francesco stringerlo al petto con tutte e due le braccia. La narrazione della visione di questo devoto cavaliere è resa credibile non solo dalla santità di colui che la vide con i suoi occhi, ma è confermata anche dai miracoli che ne seguirono: come quello della paglia di quel presepio, che serviva per sanare in modo prodigioso le malattie degli animali ed ad allontanare le pestilenze, per la misericordia del Signore. Behtlemme e Greccio sono ormai due nomi inseparabili nei ricordi natalizi di ogni anno poiché, se a Behtlemme si operò il mistero della divina incarnazione del Salvatore del Mondo, a Greccio, per la pietà di San Francesco di Assisi, ebbe inizio, in forma del tutto nuova, la sua mistica rievocazione. Così ebbe origine il tradizionale Presepio che si costruisce in tutto il mondo, per ricordare la nascita del redentore.
